martedì 14 novembre 2017

ANCHE SE TI RISPETTO, COMUNQUE NON MI DIMETTO.


Bentrovati care amiche e cari amici Informati. Finalmente siamo alla resa dei conti ed il conto presentato è così salato che non bastano le lacrime, amarissime, per poter avere una dilazione sul pagamento; ma è quello che ci meritiamo ed è bastato solamente un quarto di secolo per sovvertire l’ordine delle cose. L’Italia, da patria dei liberi pensatori, degli artisti, degli inventori, dei navigatori e dei poeti, ora è ridotta ad un postribolo di morti di fama (cit.), artisti e calciatori senza talento, pseudo-soubrette in cerca di un Papi che le sponsorizzi e di politici volgari, ignoranti, avidi di denaro e più presenzialisti delle “maggiorate” degli anni cinquanta.

Effettivamente stamattina ci risvegliamo per ritrovarci tutti fratelli nella disgrazia comune avvolti in un unico abbraccio tricolore che va da Bolzano fino a Lampedusa, perché l’Italia non parteciperà ai prossimi mondiali di calcio in Russia; e “chissenefrega” di tutto il resto. Già, quel resto che il mio amico Claudio Morgigno, che non è uno che le manda a dire, centra l’obiettivo in un post pubblicato sulla sua pagina di FB:

L’ultima volta che noi italiani ci siamo pubblicamente indignati è stato davanti all’hotel Raphael a Roma, dove assistemmo ad una “pioggia miracolosa” che bagnava un uomo zuppo di gocce di monetine. Da allora più nulla.
“Padre, tutto è compiuto” e chinato il capo spirò.

Ecco come siamo noi oggi, dei poveri cristi chinati impassibili su un destino segnato da altri. Abbiamo ceduto alle lusinghe di Beautiful, del Grande Fratello e dei reality show che di reale hanno ottenuto solamente di alienarci completamente la mente. Crediamo che il plurale di dito sia mano, coltiviamo un’ignoranza che galoppa più velocemente di Varenne ed ai posti apicali, quelli di comando, troviamo dei perfetti inetti se non addirittura dei criminali.

Non ci indigniamo se il governo utilizza denaro pubblico per salvare banche private che hanno truffato una miriade di risparmiatori condannandoli all'oblio; non ci indigniamo se i terremotati dormono ancora all’addiaccio nonostante Consip abbia già aggiudicato la gara per la fornitura di moduli abitativi parzialmente consegnati ma già pagati. Non ci indigniamo se la legge bavaglio elimina la pubblicazione delle intercettazioni così da non correre il rischio di sentire un imprenditore ridere per gli affari che farà grazie al terremoto dell’Aquila oppure se abbiamo acquisito una banca (abbiamo una banca? Abbiamo una banca?). Non ci indigniamo se col Job-Act ci hanno tolto le garanzie sul lavoro e quindi il futuro (qui niente piogge di monete, solo suicidi); non ci indigniamo se la Buona Scuola abbia retrocesso la proposta formativa al livello del gioco dello “schiaffo del soldato”. Non ci indigniamo se hanno depenalizzato reati come il falso in bilancio oppure ridotto i tempi della prescrizione dei reati che ormai nessuno paga. Non ci indigniamo se al Senato siedono Verdini, Formigoni, Albertini o il “pisciatore in bocca di suore” sua eccellenza Azzollini. Non ci indigniamo se a Bolzano, la corrente indipendentista vota un emendamento atto a schedare gli studenti per appartenenza etnica.
Il fatto è che non ci indigniamo più e basta.
Speriamo che il calcio, l’unica cosa che pare ancora susciti l’interesse dell’italiano medio, ci riporti a quel sentimento di disagio che è stato il motore di rivoluzioni culturali e sociali; male che vada, possiamo sempre seguire il consiglio di un altro amico, Costantino Gallo, che in questo post propone una valida alternativa alla nazionale di Ventura:

Cari amiche e cari amici Informati, come vedete il “renzismo” è come l’ebola, ha contagiato tutti perché ha prodotto personaggi che come lui (il Fonzie di Rignano) negano l'evidenza degli insuccessi e che non mollano la poltrona, nel caso di Ventura la panchina, in pieno spirito di incoerenza tutta italiana, la loro italia.

Un abbraccio fraterno a tutti voi, Informati ed Indignati di tutta Italia.

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