mercoledì 20 dicembre 2017

OPERAZIONE DEROGA IN CORSO, MEDICI STATE SERENI!





Manfred SCHULLIAN (SVP) ed Albrecht PLANGGER (SVP), ecco chi dovremo ringraziare se la “terra dei cachi del nord-est” ha chiesto ed ottenuto la deroga sui contratti d’opera, tagliando nettamente con la linea legislativa e l’indirizzo giurisprudenziale che li avevano di fatto aboliti, almeno in campo sanitario. Care amiche e cari amici Informati, nel rush finale per l’approvazione della nuova legge di Bilancio per l’anno 2018, non poteva mancare l’ennesimo tentativo di marchetta – pare riuscito – da parte degli esponenti SVP. Tra la tanta carne sul fuoco c’era anche la “bistecca” inerente al cronico problema della sanità altoatesina, causato dagli infruttuosi ordinari metodi di reclutamento a dir poco vessatori previsti dalle leggi provinciali. Parliamo del famigerato patentino del bilinguismo che se da una parte tenta di preservare la “purezza etica” di alcuni autoctoni, dall’altra parte ha generato una vera e propria emergenza sanitaria, e sappiamo bene di cosa stiamo parlando. A giugno di quest’anno sono scaduti qualcosa come circa 500 contratti d’opera (illegali dal 1997) firmati dall’Asl nei confronti di medici ospedalieri, specialisti che operano sul territorio e infermieri, stipulati per fronteggiare le gravi carenze di personale nonché a garantire l’assistenza sanitaria in Alto Adige; a questi se ne aggiungeranno altri proprio alla fine di quest’anno. 



I nostri eroi, intendo quelli parlamentari, si sono adoperati profusamente affinché in Alto Adige venisse ristabilita di fatto l’illegalità ovvero che si derogassero per legge i contratti d’opera in campo sanitario per i quali erano già intervenute condanne alla provincia di Bolzano per l’uso illegittimo di questa pratica (vedi sentenza Tribunale Lavoro Bolzano 251/2016). Cosa sono i contratti d’opera? Col contratto d’opera, una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente (art. 2222 c.c.). In pratica un professionista, dietro compenso, svolge lavori nei confronti di chi lo paga (datore di lavoro) senza essere di fatto suo dipendente (subordinato), quindi senza tutela lavorativa e previdenziale (tipico sfruttamento). Gli esponenti SVP, come confermato da alcuni colleghi presenti alla stesura della Legge di Bilancio, hanno “venduto” la deroga come elemento indispensabile ai fini di non chiudere quei presidi ospedalieri che si trovano in luoghi periferici (sperduti) e che interessano un bacino d’utenza anche inferiore alle diecimila unità; la verità è che siccome non vogliono derogare la regola vessatoria del bilinguismo, giuridicamente identificata come causa di “cronica e storica” carenza di personale medico ed in generale sanitario, i deputati hanno addirittura mascherato l’emendamento “ad provinciam”, come una necessità estesa a tutto il territorio regionale <<peraltro limitatamente all'ambito delle province autonome di Trento e Bolzano…>>, come se la regione Trentino A.A. avesse più di due province; di fatto nominano la Regione, includono anche la provincia autonoma di Trento, che non vive l’emergenza sanitaria, insieme alla provincia di Bolzano che è messa ai livelli di “Cristo si è fermato ad Eboli”. Eppure, che io mi ricordi, spesso e volentieri l'amministrazione bolzanina ha fatto ricorso alla deroga del patentino di bilinguismo, sia per reperire medici ma ancor più quando si è trattato di nominare l'ex assessora della giunta comunale di Roma del sindaco Marino, la dottoressa Daniela Morgante, a Procuratore della Corte dei Conti di Bolzano. Il Procuratore Morgante, pare che al momento della nomina dopo la procedura concorsuale, non fosse in possesso del patentino di bilinguismo; la coincidenza che emerge è strana perché nel bando di gara il requisito circa l'obbligo del possesso del patentino di bilinguismo non era previsto come invece era stato previsto in tutti gli altri concorsi finora banditi, quindi in evidente violazione al D.P.R. 752/1976 sulle Autonomie.


Anche una persona a me cara,  il dott. Costantino Gallo, un amico la cui professionalità nonché onestà intellettuale furono messe a dura prova allorquando diede parere negativo alla costruzione del Centro Protonico a Mestre, opera che sarebbe pesata sulle tasche dei contribuenti l'astronomica cifra di due miliardi di euro, ha partecipato a diversi concorsi per la selezione di figure apicali  tra le quali quella di Direttore Sanitario ricoperta attualmente dal facente funzioni Thomas Lanthaler, con esito negativo perché nonostante il suo elevato profilo, non poteva ricoprire il ruolo perché non in possesso del patentino di bilinguismo, ecco perché siamo allo sfascio.

Valla a capire tu certa gente! Comunque, oramai assodato che la Provincia di Bolzano utilizza due mezzi e due misure, la questione della deroga dei contratti d'opera resta e rischia anche di sanare, qualora passasse anche la retroattività dell'emendamento (se previsto), anche la faccenda di cui ci occupammo in un post riguardante l'Avicenna Sudtirol Service di Bolzano, un'azienda che recluta medici in possesso di specializzazione o con pluriennale esperienza ai fini di un inserimento in una lista volta a proporre un'offerta rivolta al sistema sanitario locale, ove ce ne sia la necessità; di necessità ce ne è troppa, ma c'è anche bisogno di trasparenza. Quindi, carissimi Informati, se pensavamo che nel disperato Sud avessimo toccato il fondo con il caporalato della manodopera agricola, in Alto Adige sono riusciti a far legalizzare questa pratica. Un po' forzato come esempio, ma il principio su cui si basa è lo stesso. Non posso non citare in questo frangente il dott. Claudio Volanti ed il dott. Paolo Bernardi, entrambi membri di spicco del sindacato dei medici più rappresentativo in Italia, l'ANAAO, che hanno seguito con passione (quasi da Via Crucis) tutta la faccenda perché sin da subito hanno compreso che una deroga al contratto d'opera, avrebbe significato per tutta la categoria dei medici un disconoscimento della qualità professionale, relegandoli a semplici prestatori d'opera e non più riferimenti all'assistenza sanitaria. Purtroppo a Bolzano tutto ciò era una consuetudine, ora sarà Legge. Un abbraccio a tutti voi, miei cari Informati.

domenica 17 dicembre 2017

DISTURBO DELL'IDENTITA' DI GENERE E CAMBIO DI SESSO, CHI PAGHERA'?

Il modello sanitario veneto: eccellenza certificata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Certificato, indiscutibile. Che la sanità veneta fosse un modello di virtù con uno dei più elevati rapporti tra prestazione e spesa pubblica, la dice lunga su quanto l’Amministrazione Regionale lavori bene e soprattutto per la salute della comunità. Se aggiungiamo a tutto ciò anche un’offerta accademica plurisecolare come quella di Padova senza trascurare gli altri atenei, rischiamo di toccare il cielo con un dito, metaforicamente parlando. È così qualitativamente elevata che il direttore generale dell’Oms Margaret Chan l’ha definita "un modello di eccellenza da imitare ed esportare in tutto il mondo" (fonte ANSA).
Ora starete pensando che dopo tutti questi elogi, io tiri fuori dal cilindro una di quelle storie atte a screditare la Sanità veneta o addirittura l’OMS; niente di tutto ciò anzi, direi tutt’altro. Ma un piccolo, piccolissimo appunto me lo dovete consentire care amiche e cari amici Informati, altrimenti non sarei più io. L’altro giorno leggevo su alcuni quotidiani locali di alcuni consiglieri regionali che lamentavano di una delibera avente per oggetto “Identificazione della struttura di riferimento regionale per i disturbi dell'identità di genere nei confronti dei cittadini residenti nel Veneto, ai sensi della L.R. 25 giugno 1993, n. 22, ed assegnazione di un finanziamento a funzione. Ulteriore disposizione in materia di finanziamento a funzione per la partoanalgesia”. L’oggetto della delibera è da mal di testa però ho pensato che, se qualcuno la stava contestando, un’attenzione in più avrei dovuto prestarla e così ho fatto. Sostanzialmente la Regione Veneto ha deliberato dei fondi triennali pari a 200.000,00 euro annui, da destinare all’ospedale di Abano Terme. I consiglieri contestano alla Giunta che questi fondi sono stati stanziati ad una struttura privata; per dovere di cronaca dobbiamo dire che la struttura in questione è un erogatore di servizi sanitari privato accreditato che fa riferimento all’Azienda Ulss 6 Euganea, alla quale viene riconosciuta la funzione di “Presidio Ospedaliero”; un ospedale pubblico a tutti gli effetti anche se gestito da una società privata, che svolge mansioni di pubblica utilità e servizio tra i quali anche quello di Pronto Soccorso e, dalla data della delibera in poi, anche la “cura del disturbo della personalità di genere” oggetto della delibera (Il disturbo della personalità di genere è una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico, che si configura il più delle volte in un intervento chirurgico per il cambio radicale di sesso). Un grande gesto di civiltà e di umanità da parte della Sanità regionale che non fa che confermare la certificazione dell’OMS. Ma non è da contestare il beneficiario del finanziamento, dato che è rivolto ad una struttura che anche se privata, è convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale oltreché riconosciuta come presidio ospedaliero; fosse stato “All’Angelo” di Mestre piuttosto che Abano, la cosa non avrebbe trovato alcuna differenza. È sulla natura del finanziamento che focalizzerei l’attenzione perché piuttosto che farne una questione di spreco di denaro pubblico, si dovrebbe parlare di opportunità di spesa ovvero su quali tasche peseranno gli interventi citati dalla delibera. Ora occorre una doverosa spiegazione. Sapete perché alcune prestazioni sanitarie vengono somministrate gratuitamente mentre altre sono a pagamento? Perché con cadenza periodica, viene emanato un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) nel quale è previsto un elenco di prestazioni sanitarie gratuite ovvero a carico del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.); i Livelli Essenziali di Assistenza (L.E.A.) sono, per l’appunto, le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso le tasse (Assistenza sanitaria, prevenzione, servizi sanitari e socio-sanitari diffusi sul territorio, Assistenza ospedaliera). Tutto ciò che non rientra nei L.E.A. viene definito Extra L.E.A. ovvero tutte quelle prestazioni che sono a completo carico dell’utente (Chirurgia estetica, medicina non convenzionale, prestazioni odontoiatriche, etc.). Effettivamente l’oggetto della delibera si configurerebbe in una tipica prestazione Extra L.E.A. il quale costo dovrebbe essere a carico dell’utente, ma la delibera prevede che la copertura finanziaria per questo provvedimento sia garantita dal Fondo Sanitario Regionale (FSR), quindi dal fondo che garantisce le prestazioni in L.E.A. A questo punto la domanda lecita sarebbe se sia corretto che una prestazione sanitaria anche se importante come il cambio di sesso ma che non rientri in uno degli interventi previsti nei L.E.A., debba essere garantita dal Fondo Sanitario Regionale e quindi ha carico di tutti i contribuenti. Io non posso rispondere in merito alla questione anche se un’opinione me la sono fatta, tantomeno giudico l’operato della Giunta che, se interpellata come previsto dalle norme vigenti, non avrà alcuna difficoltà a soddisfare qualunque chiarimento avanzato in merito. Detto ciò, non mi resta che augurarvi una splendida giornata.

martedì 12 dicembre 2017

BOLZANO SI CANDIDA ALLE PROSSIME OLIMPIADI INVERNALI.




Bentrovati care amiche e cari amici Informati. Ieri una nutrita delegazione della Provincia di Bolzano composta dal sindaco Renzo Caramaschi, dal presidente della Provincia Arno Kompatscher e da alcuni illustri cittadini, davanti alla commissione del Comitato Olimpionico Internazionale riunita nella sede storica di Losanna, ha depositato la propria candidatura per le prossime olimpiadi invernali. L’idea è venuta in mente alle autorità cittadine dopo la nevicata dei giorni scorsi che ha fatto di Bolzano un centro sportivo a cielo aperto. Avranno pensato che un’occasione così ghiotta non capiterà mai più, purché si lascino i mezzi spazzaneve d’emergenza a riposo. Si pensa a convertire i marciapiedi in piste da bob, gli incroci per le gare di slittino e le piazze per il Curling mentre per lo slalom gigante, suggeriscono un percorso che parte dal cocuzzolo di Piazza Vittoria e poi giù percorrendo tutta via Museo. Che dire? Bene, bravi, bis. E sono sicuro che, dopo averlo fatto con la nazionale di calcio, la Provincia di Bolzano penserà anche ad una nazionale olimpionica tutta sudtirolese, perché di campioni ne ha da vendere. Abbiamo l’assessore Achammer che smetterà i panni di automobilista per cimentarsi nel Curling, disciplina che non prevede il ritiro della patente se si va lunghi o fuori pista.

Tommasini farà il discesista nello slalom vista la capacità di svincolarsi dai doveri di tutela di cui è responsabile, in quanto assessore alla scuola ed alla cultura italiana; provate a chiederlo a chi da tempo cerca risposte su pagelle, cartelle cliniche ed ora anche per le iscrizioni all’asilo.

Nel paese dove tutto è possibile, dove una provvidenziale pioggia ti fa gridare al “miracolo" per via dello scioglimento delle pitturazioni effettuate sui jersey costo 39.800,00 euro, basta una nevicata è tutto va in tilt; il perché non lo sapremo mai altrimenti rischieremmo di capottarci dalle risate dato che si va in Alto Adige appunto per sciare. Comunque l'emergenza cesserà presto perché qualcuno ha intravisto tra le vie cittadine un esemplare più unico che raro di Sindacus-spazzanevem,  una specie protetta che su intravede solo per le occasioni speciali.

Oggi abbiamo voluto fare semplicemente uno scherzo, niente di serio, solo per ridere perché ne abbiamo tutti un gran bisogno. Un abbraccio a tutti ed alla prossima puntata (oppure olimpiade).

sabato 9 dicembre 2017

LA CADUTA DELLE AQUILE: L'ON. COZZOLINO INTERVIENE SULLA FACCENDA.



Nella chiusura del post di oggi, avevo auspicato ad un dibattito costruttivo sul problema sorto dalla protesta dell'SVP di Bolzano (vedi il post). Al mio appello ha risposto l’on. Emanuele Cozzolino (M5S), membro della Commissione Affari Costituzionali della Camera. L'esponente pentastellato ha commentato il post stigmatizzando la posizione dell’SVP a proposito della formazione delle classi negli asili per il prossimo anno scolastico. Come accennato nel precedente post, gli esponenti cittadini (di Bolzano) dell’SVP, hanno “strappato” all’assessore Phillip Achammer (che è anche il capo politico del medesimo partito) la promessa che ai bambini di madrelingua tedesca verranno garantite classi “non miste”, classi che non includeranno bambini "stranieri", al solo fine di tutelare l’insegnamento della lingua. L’on. Cozzolino, cito testualmente, “Come membro della commissione Affari Costituzionali ritengo che i diritti costituzionali sanciti agli artt. 3 e 6, vengano sistematicamente violati da chi, come l'SVP, vive di prebende e sostanziose briciole che cadono dalla torta posta al centro del tavolo del governo”. In pratica conferma quello che da queste modeste pagine denunciamo da mesi, che nella Provincia di Bolzano vige un sistema retrogrado che rasenta il feudalesimo, dove la società risente di un sostanziale classismo - die große leute, la gente alta/altolocata e die niedrigen leute, la gente bassa/comune – e che tutto ciò rischia di influenzare negativamente un equilibrio reso già instabile dalla politica locale. A tal proposito, non possiamo non menzionare Christian Tommasini (PD), l’assessore alla scuola italiana della Provincia di Bolzano. A tal riguardo, non ha proferito una sola parola o rivolto un singolo pensiero su quanto dichiarato dal suo collega Achammer; d’altronde se il bulletto di Rignano ha detto “mai contro l’SVP”, chi sarà mai Tommasini per contrastare le parole del capo ed affrontare Achammer? Eppure pare che tra i compiti della sua carica ci sia proprio quello di tutelare gli studenti di madrelingua italiana, quelli che Achammer e suoi definiscono “stranieri” in territorio della Repubblica. L’assessore Tommasini preferisce utilizzare la stampa per augurare un felice giorno dell’Immacolata oppure esprimere solidarietà al quotidiano “La Repubblica” per il sit-in di Forza Nuova, sempre se non è impegnato in qualche inaugurazione o peggio in qualche udienza alla Corte dei Conti. Stesso atteggiamento ha sostenuto il MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca), che ai tempi del governo di Renzie, dopo ben due interrogazioni parlamentari riguardanti il dott. Gallo, il nostro "papà italiano pagella tedesca", sul problema delle pagelle rilasciate in lingua tedesca, non ha rilasciato alcun parere in proposito perché si è dichiarato incompetente sia giuridicamente che territorialmente.
Roba da non credere cari amici Informati, eppure il documento sopra riportato esclude qualsiasi dubbio in proposito. Una gravissimma ed imperdonabile presa di posizione da parte del Governo. Condividiamo l’indignazione dell’on. Cozzolino e confidiamo che la sua voce si tramuti presto in una corale protesta, perché usare i bambini per fini politici atti alla demarcazione di un immaginario confine etnico, è da vili e da vigliacchi. E chiudo con l’ultima parte del commento dell’on. Cozzolino: “Pensate che hanno fatto saltare l'accordo sulla legge elettorale che avrebbe esteso anche a loro le stesse regole del resto di Italia. Riflettete.” Grazie a tutti voi miei cari Informati.

Grazie onorevole Cozzolino.

LA CADUTA DELLE AQUILE




È veramente difficile se non impossibile cercare di tirar dritto quando di prima mattina, allo sfogliar del giornale, leggo notizie che mi lasciano perplesso e dubbioso sulla natura di certe persone e sul contributo che questi elementi danno al consorzio civile. Care amiche ed amici Informati, la coscienza mi impone che certe notizie non debbano passare inosservate e che soprattutto trovino un’ampia partecipazione nelle nobili anime di chi vive seguendo i principi di uguaglianza, fratellanza e tolleranza sociale. Vi ricordate quando tempo addietro avevamo parlato dell’emendamento approvato in provincia di Bolzano riguardante la schedatura dei bambini al momento dell’iscrizione all’asilo? Ora siamo al secondo atto dell’opera farsa. Una delegazione composta da esponenti cittadini dell’SVP, ha incontrato l’obmann (il capo politico) nonché assessore alla scuola tedesca Phillip Achammer, l'inarrivabile Shumacher del Sudtirolo,  per avere chiarimenti circa la formazione delle classi negli asili per il prossimo anno. Sostanzialmente la Provincia ha una oggettiva difficoltà logistica, a partire dal prossimo anno, di garantire che i bambini possano frequentare l’asilo scelto dai genitori perché pare che le strutture non siano sufficienti ad accogliere le richieste; l’assessore Achammer chiarisce che anche se non sarà quello scelto in fase d’iscrizione, comunque ai bambini sarà garantito un asilo nella zona di residenza per evitare lunghi spostamenti; la lamentazione degli SVPpini e che a conseguenza di ciò, si corra il rischio che le “mele” si mischino con le “pere” (cit. Zeller) e per l’SVP ciò non è tollerabile. Cosa vuol dire? Che negli asili di Bolzano è presente una forte componente “straniera”; una di queste quote potrebbe essere assegnata anche agli asili di madrelingua tedesca così da non garantire il pieno diritto all’apprendimento della “lingua” (è così che i sudtirolesi camuffano pateticamente la loro protesta discriminatoria) e ciò potrebbe influire negativamente sulla proporzionale etnica futura. C’è da dire, a mio avviso gravissimo e realmente intollerabile, che l’SVP considera stranieri anche i “madrelingua” italiani locali. L’assessore Achammer propone come soluzione al problema l'aumento delle strutture per gli iscritti di madrelingua tedesca, del personale docente e diminuire fattivamente il numero degli alunni per classe, così da garantire che queste benedette mele possano maturare con forza e vigore sotto il sole splendente del Sudtirolo, senza pere intorno a contendergli i raggi. Così come l’ho descritta sembra una delle propagande di Joseph Goebbels, me ne vergogno profondamente ma è l’attuale realtà e noi non siamo disposti ad infilare la testa nella sabbia come gli struzzi. Soprattutto non la devono infilare quei sudtirolesi/altoatesini che sicuramente non condividono una politica bigotta ed intollerante; un conto e salvaguardare la cultura sudtirolese mantenendo vivi i valori e le tradizioni e che io sottoscrivo pienamente, un altro conto e che tali tradizioni e valori siano fautori di ignoranza, intolleranza e discriminazione sociale. Cari amici Informati, vi lascio con l’auspicio di non assistere al terzo atto di questa “opera tragicamente farsa” e con l’invito ad intavolare una discussione costruttiva, lasciando un vostro commento a questo post.

martedì 5 dicembre 2017

A BOLZANO E' ARRIVATO UN NUOVO CIRCO.



La legge Lorenzin, la famigerata legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni a qualcuno non va proprio giù, neanche con l’aiuto di Mary Poppins e del suo fantastico motivetto che bastava un po’ di zucchero per l’indigeribile pillola. Care amiche e cari amici Informati, la questione resta comunque piuttosto spinosa e pare che stia creando non pochi problemi all’assessore alla Sanità della Provincia di Bolzano Martha Stocker. Altre volte abbiamo trattato l’argomento delle vaccinazioni o meglio abbiamo scritto che comunque quella della vaccinazione è un obbligo di legge e come tale va accolto. Però pare che non tutti la pensino così, tanto che nella città (e provincia) con la miglior qualità della vita certificata dall’ISTAT – senza trascurare anche il disagio certificato dal sen. Zeller – ci siano qualcosa come 8700 studenti nella fascia d’età tra i sei ed i sedici anni, che non sono stati vaccinati e perciò passibili di reato oltreché dall’allontanamento dalla scuola; non ci sono ancora dati certi circa i bambini in età prescolare, quindi la cifra deve essere intesa per difetto. Come mai? Bella domanda, alla quale cercherò di dare una risposta imparziale, sostenuta da fatti. La querelle "si vax no vax" è secondaria perché la legge non verte prettamente sulla validità dei vaccini, la legge dice che tu ti devi vaccinare che sia a favore o contro; il problema, manco a dirlo, è di natura costituzionale o meglio istituzionale. I sudtirolesi “viaggiano” con una mentalità a senso alternato ovvero quando c’è da tutelare l’autonomia garantita per diritto dalla Costituzione, sono cittadini osservanti e magari ti cantano pure l’inno di Mameli, quando c’è da osservare gli obblighi che la Costituzione impone ad ogni cittadino italiano, gli parte l’embolo “teutonico” e non vogliono sentire più ragioni. Non è una questione razziale ma puramente culturale. È propria della cultura sudtirolese contravvenire alle leggi italiane solamente perché non si sentono tali. Eppure dopo ben cento anni e quasi quattro generazioni, qualcosa deve essere cambiata e con l‘avvento dell’ADSL i confini si sono accorciati ulteriormente; però c’è ancora qualcuno, anzi più di qualcuno, che è convinto che al di là dell’uscio del proprio maso il mondo finisca, quasi a rincorrere il mito delle colonne d’Ercole dello stretto di Gibilterra. Ancor più sconcertante è la dichiarazione dell’assessore Stocker, che a fronte di una palese inosservanza della legge, dice di essere disposta ad incontrare le famiglie inadempienti: per dire cosa? Di non preoccuparsi che se ne occuperà lei? Oppure che andrà dal ministro per tentare una mediazione? Siamo alle solite, la Stocker deve aver scambiato i suoi concittadini per degli spettatori del circo e come tali si appresta all’ennesima pagliacciata da perpetrare ai danni di una parte di popolazione che, anche se disobbediente, resta comunque male informata. Devo ricordare che l’SVP, massima espressione politica della volontà sudtirolese, quando si è trattata la votazione per l’approvazione della legge sui vaccini, ha votato a favore compatta con la maggioranza di governo contravvenendo a quelle che erano le indicazioni locali. Ormai la questione è sfuggita di mano all’assessore della Sanità, ha varcato i confini immaginari che dividono Bolzano dal resto del mondo (perché oltre la porta del maso il mondo continua) per approdare a quel governo che tante prebende ha scucito a favore di singoli, come l’emendamento del sen. Zeller a favore di due consiglieri di Stato ai quali sarà riconosciuta una “questua” da cinquantamila euro per il “disagio” di vivere in una città come Bolzano. Egregi amministratori bolzanini, con questi spettacoli di marionette degni della premiata ditta “Fratelli Ferraiolo”, avete circonvenzionato una città che è convinta di essere confinante con l’Olimpo mentre invece l’avete retrocessa ad un feudo medievale. In questi giorni sta montando la notizia della richiesta all’Austria di rilasciare il passaporto ai sudtirolesi in modo che quest’ultimi entrino in possesso della doppia cittadinanza. In pratica restano a vivere in Italia per usufruire delle mance che il governo di Roma puntualmente elargisce per via del diritto sancito dalla Costituzione, per poi dichiararsi austriaci in modo da non essere perseguiti qualora violassero le leggi dello Stato Italiano. Vi chiedo perdono cari Informati, non mi sono mai profuso in giudizi poco ortodossi ma permettetemi questa piccola licenza non strettamente poetica: solo un cretino con una mente bacata come le “mele” di Zeller poteva partorire una simile richiesta. Come sempre vi terrò aggiornati sull’evoluzione della vicenda. Per ora è tutto miei cari Informati e non dimenticatevi di lasciare un commento, per me sarà un ulteriore sprono ad andare avanti.

domenica 3 dicembre 2017

BOLZANO SEDE DISAGIATA, UNA "ZELLERATA" GALATTICA.



Bentrovati care amiche e cari amici informati. Oggi vorrei dedicare questo post a quelle persone che vivono in uno dei luoghi più disagiati d'Italia. Starete pensando che il buon Informatore, visto l'avvicinarsi del Santo Natale dove essere più buoni è ormai uno status, parlerà dei terremotati di Amatrice e zone limitrofe che, ancora dopo due anni, passeranno nuovamente l'inverno nelle roulotte o negli alloggi di fortuna in attesa di una casetta promessa dagli ultimi governi, oppure di tutti gli altri terremotati ormai dimenticati (l'Aquila, Umbria, Emilia Romagna, etc.) che ancora vivono il disagio della precarietà; niente di tutto ciò, men che meno dei centri di accoglienza dove sono stati smistati gli extracomunitari che arrivano in Italia. Però c'è una città in Italia a ridosso del confine austriaco, che un paio di sere fa si è coricata con la notizia di essere la città con la miglior qualità della vita per poi, come d’incanto, svegliarsi al mattino dopo con la notizia di essere stata dichiarata sede disagiata. Di chi stiamo parlando se non della perla delle Dolomiti, la capitale "melata" per eccellenza, dell'invidia di tutti le amministrazioni locali italiane per via del 90% di tasse trattenute sul territorio? Avete indovinato, stiamo parlando di Bolzano.



Il senatore Zeller (SVP), colui che ha collezionato ben 6 mandati parlamentari ed una proposta pressoché oscena riguardo ad un suo pensionamento anticipato a 63 anni, ha presentato un emendamento “mancia” da inserire nella prossima legge finanziaria. Questo emendamento prevede la dichiarazione di sede disagiata per la città di Bolzano al fine di ottenere, udite udite, un’indennità di trasferta o rimborso per due membri del Consiglio di Stato residenti, ancor meglio “confinati o costretti” visto il disagio, nella città altoatesina, quella situata in mezzo alle montagne patrimonio dell'Unesco. Il buon Zeller, che nel corso della sua carriera parlamentare ha dimostrato grande spirito di solidarietà verso la sua terra d’origine, è riuscito ad ottenere risultati che chiunque altro politico “scrannizzato” del Senato potrebbe solo immaginare, è questo grazie allo status di ago della bilancia di cui godono i senatori dell’Autonomia che, di fatto, hanno la possibilità di decidere della sorte dei governi di turno. Certo che far dichiarare Bolzano sede disagiata esclusivamente per favorire due consiglieri di Stato, sembra un po’ troppo anche per la “mela” Zeller, nonostante la legge lo permetti.
Infatti dobbiamo ricordare che per definizione l'indennità di sede disagiata, solitamente, è prevista qualora nella località ove il lavoratore è tenuto a svolgere normalmente la sua attività non esistano possibilità di alloggio, né adeguati mezzi pubblici di trasporto che colleghino la località stessa con centri abitati, ed il perimetro del più vicino centro abitato disti almeno km 5. Aggiungo inoltre che l'importo erogato a titolo di indennità di sede disagiata concorre addirittura alla formazione del reddito di lavoro dipendente e concorre anche alla determinazione della retribuzione utile al calcolo del TFR. L’indennità di sede disagiata è rivolta a quelle persone che si trovano ad operare nelle condizioni di cui sopra, quindi, è vero o non è vero che ci troviamo di fronte un’ulteriore mancetta-regalo che il senatore Zeller perpetra alle spalle dei suoi conterranei altoatesini al fine di privilegiare esclusivamente due persone? E i due consiglieri cosa dichiareranno? Di vivere effettivamente a Bolzano ma che a causa della temperatura invernale non circolano mezzi pubblici? Siamo nel ridicolo ma nonostante ciò, qualcuno riesce a monetizzare queste risate. A quanto pare che quello dei rimborsi sembra un malcostume anche dell’Alto Adige, nonostante resti ben celato; secondo indiscrezioni raccolte, pare che ci siano dipendenti pubblici che percepiscono inappropriatamente indennità di trasferta mentre abbiamo certezza di altri dipendenti pubblici che percepiscono doppia e tripla remunerazione per via di incarichi di cui la legittimità è tutt’altro che chiara. Tempo fa mi è capitato di leggere in facebook il post di un cittadino di Bolzano che, a fronte di servizi al cittadino al di sopra della media nonostante lo sfascio totale della Sanità, lamentava che il benessere certificato dall’Istat è purtroppo rivolto a quella parte di cittadini che vive in agiatezza, die große leute (letteralmente la gente alta – altolocata), sostanzialmente le mitiche mele di Zeller. La gente bassa – die niedrigen leute, i meno agiati o le cosiddette pere sempre di Zeller, sono invece intrappolati in un sistema da inflazionato da un costo della vita elevatissimo a fronte di un reddito che difficilmente riesce a far fronte alle esigenze comuni. Questi cittadini sicuramente non rientrano nel novero delle preghiere serali del nostro senatore, altrimenti con quale coraggio o coscienza avrebbe proposto quell’insulto alla dignità altoatesina mascherato da emendamento? Con questo punto di domanda io vi lascio cari Informati e vi invito a lasciare un Vostro graditissimo commento al post.