domenica 17 dicembre 2017

DISTURBO DELL'IDENTITA' DI GENERE E CAMBIO DI SESSO, CHI PAGHERA'?

Il modello sanitario veneto: eccellenza certificata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Certificato, indiscutibile. Che la sanità veneta fosse un modello di virtù con uno dei più elevati rapporti tra prestazione e spesa pubblica, la dice lunga su quanto l’Amministrazione Regionale lavori bene e soprattutto per la salute della comunità. Se aggiungiamo a tutto ciò anche un’offerta accademica plurisecolare come quella di Padova senza trascurare gli altri atenei, rischiamo di toccare il cielo con un dito, metaforicamente parlando. È così qualitativamente elevata che il direttore generale dell’Oms Margaret Chan l’ha definita "un modello di eccellenza da imitare ed esportare in tutto il mondo" (fonte ANSA).
Ora starete pensando che dopo tutti questi elogi, io tiri fuori dal cilindro una di quelle storie atte a screditare la Sanità veneta o addirittura l’OMS; niente di tutto ciò anzi, direi tutt’altro. Ma un piccolo, piccolissimo appunto me lo dovete consentire care amiche e cari amici Informati, altrimenti non sarei più io. L’altro giorno leggevo su alcuni quotidiani locali di alcuni consiglieri regionali che lamentavano di una delibera avente per oggetto “Identificazione della struttura di riferimento regionale per i disturbi dell'identità di genere nei confronti dei cittadini residenti nel Veneto, ai sensi della L.R. 25 giugno 1993, n. 22, ed assegnazione di un finanziamento a funzione. Ulteriore disposizione in materia di finanziamento a funzione per la partoanalgesia”. L’oggetto della delibera è da mal di testa però ho pensato che, se qualcuno la stava contestando, un’attenzione in più avrei dovuto prestarla e così ho fatto. Sostanzialmente la Regione Veneto ha deliberato dei fondi triennali pari a 200.000,00 euro annui, da destinare all’ospedale di Abano Terme. I consiglieri contestano alla Giunta che questi fondi sono stati stanziati ad una struttura privata; per dovere di cronaca dobbiamo dire che la struttura in questione è un erogatore di servizi sanitari privato accreditato che fa riferimento all’Azienda Ulss 6 Euganea, alla quale viene riconosciuta la funzione di “Presidio Ospedaliero”; un ospedale pubblico a tutti gli effetti anche se gestito da una società privata, che svolge mansioni di pubblica utilità e servizio tra i quali anche quello di Pronto Soccorso e, dalla data della delibera in poi, anche la “cura del disturbo della personalità di genere” oggetto della delibera (Il disturbo della personalità di genere è una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico, che si configura il più delle volte in un intervento chirurgico per il cambio radicale di sesso). Un grande gesto di civiltà e di umanità da parte della Sanità regionale che non fa che confermare la certificazione dell’OMS. Ma non è da contestare il beneficiario del finanziamento, dato che è rivolto ad una struttura che anche se privata, è convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale oltreché riconosciuta come presidio ospedaliero; fosse stato “All’Angelo” di Mestre piuttosto che Abano, la cosa non avrebbe trovato alcuna differenza. È sulla natura del finanziamento che focalizzerei l’attenzione perché piuttosto che farne una questione di spreco di denaro pubblico, si dovrebbe parlare di opportunità di spesa ovvero su quali tasche peseranno gli interventi citati dalla delibera. Ora occorre una doverosa spiegazione. Sapete perché alcune prestazioni sanitarie vengono somministrate gratuitamente mentre altre sono a pagamento? Perché con cadenza periodica, viene emanato un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) nel quale è previsto un elenco di prestazioni sanitarie gratuite ovvero a carico del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.); i Livelli Essenziali di Assistenza (L.E.A.) sono, per l’appunto, le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso le tasse (Assistenza sanitaria, prevenzione, servizi sanitari e socio-sanitari diffusi sul territorio, Assistenza ospedaliera). Tutto ciò che non rientra nei L.E.A. viene definito Extra L.E.A. ovvero tutte quelle prestazioni che sono a completo carico dell’utente (Chirurgia estetica, medicina non convenzionale, prestazioni odontoiatriche, etc.). Effettivamente l’oggetto della delibera si configurerebbe in una tipica prestazione Extra L.E.A. il quale costo dovrebbe essere a carico dell’utente, ma la delibera prevede che la copertura finanziaria per questo provvedimento sia garantita dal Fondo Sanitario Regionale (FSR), quindi dal fondo che garantisce le prestazioni in L.E.A. A questo punto la domanda lecita sarebbe se sia corretto che una prestazione sanitaria anche se importante come il cambio di sesso ma che non rientri in uno degli interventi previsti nei L.E.A., debba essere garantita dal Fondo Sanitario Regionale e quindi ha carico di tutti i contribuenti. Io non posso rispondere in merito alla questione anche se un’opinione me la sono fatta, tantomeno giudico l’operato della Giunta che, se interpellata come previsto dalle norme vigenti, non avrà alcuna difficoltà a soddisfare qualunque chiarimento avanzato in merito. Detto ciò, non mi resta che augurarvi una splendida giornata.

Nessun commento: