domenica 27 ottobre 2019

MURI, MURETTI E MURAGLIONI. LA DISCRIMINAZIONE ETNICA AI TEMPI DELLA REPUBBLICA.



Alto Adige, ultima frontiera.
Questi sono i viaggi di Bellerofonte a cavallo della sua fidata tastiera alata Pegasus.
In un pomeriggio piovoso di un autunno inoltrato, passeggiando lì dove una volta c’era il famigerato confine tra l’occidente capitalista e l’oriente marxista che divideva Berlino Est da Berlino Ovest, ho scorto un murale davvero curioso. In esso è raffigurato un (altro) muro di mattoni con una scritta semicancellata <<SÜDTIROL IST NICHT ITALIEN!>>, letteralmente il sudtirolo non è Italia, dove alla sua destra campeggia un’immagine sorridente del presidente della provincia altoatesina Kompatscher, alla sinistra una figura maschile che copre la scritta con l’immagine di un bosco a rappresentare la libertà oltre i muri ed infine, proprio al centro, una figura femminile intenta a scrivere <<ANAAO RULES!>>.
Resto sconcertato alla vista di questa rappresentazione simbolica pregna di nazionalismo e di divisione, proprio lì dove per tanti anni il genere umano si è ispirato ai canoni di libertà ed uguaglianza negata, lì dove i sogni di quello stesso genere umano s’infrangevano contro i proiettili delle Gretztruppen.
Anche Pegasus rimase sconcertato. Dissi al mio fido destriero che nonostante la storia ci aiuti a comprendere meglio certi errori per evitarli in futuro, l’uomo riesce sempre a superarsi nel dimostrare il peggio di sé. Pegasus è un cavallo mi chiederete voi, ed io vi rispondo di sì ma con doti eccezionali, infatti comunichiamo con un colpo di zoccolo per dire sì e due colpi per dire no. Pegasus diede un colpo di zoccolo annuendo alla mia affermazione, mentre la mia mente malata pensava che se anche le leggi in consiglio a Bolzano venivano approvate con questo metodo, si sarebbe definitivamente spiegato il perché di tutte queste impugnazioni davanti alla Corte Costituzionale.
Bentrovati miei carissimi Bellerofontenauti, quella appena conclusa è stata una settimana – anzi due – di passione degna di una “Via Crucis”.
Abbiamo avuto un consiglio provinciale che ha approvato un emendamento che ha determinato l’abolizione della denominazione italiana “Alto Adige”, che identificava una delle venti regioni della Repubblica Italiana dagli atti pubblici provinciali, sostituendola con la locuzione “Provincia di Bolzano” mentre restava la denominazione tedesca “Südtirol”, atta ad identificare quella parte di territorio per i madrelingua tedeschi.   
Abbiamo tutti visto il video ripreso durante la seduta del consiglio proprio in merito alla soppressione della locuzione Alto Adige, nel quale il consigliere provinciale Alessandro Urzì esterna con fermezza tutto il suo disappunto per un affronto così grave, senza precedenti e discriminante nei confronti della popolazione locale di madrelingua italiana.
Abbiamo lo stesso presidente della provincia – a proposito, il suo video da “Febbre del sabato sera” su YouTube sta letteralmente sbancando, anche se più che febbre sembra mosso dagli spasmi di una colite – che nella stessa seduta replica al consigliere Urzì che a lui “di persona personalmente” piace di più la denominazione Südtirol, alzandosi le maniche della camicia a mo’ di sfida del tipo ci vediamo fuori al parco.
La reazione a livello nazionale è stata simile ad uno tsunami mediatico colmo di sdegno che ha investito Kompatscher e i sempre più revanscisti Freiheit, per i quali la storia si è fermata alla stipula del trattato di Saint Germain del 1919. Non sono mancati gli interventi del Governo ed è lo stesso Ministro alle Autonomie Boccia a chiedere a Kompatscher di cambiare l’emendamento con il ripristino della denominazione Alto Adige, pena l’impugnazione della legge provinciale, l’ennesima.
Alla fine, nonostante alcuni giorni di autentica resistenza, Kompatscher cede alle pressioni ed alle indignazioni nazionali ed annuncia la cancellazione dell’emendamento ovvero il reinserimento della denominazione “Alto Adige” in seno allo stesso.
Ripensamento? Rigurgito di coscienza? Rinsavimento politico? Macché!
Lo spauracchio di una impugnazione da parte del Governo, ha ricondotto Kompatscher ed i suoi a più miti atteggiamenti perché la cancellazione della denominazione Alto Adige, è una cazzabubbola in confronto al vero obiettivo della legge n. 30 “Europea Provinciale”.
Questa legge è nata come sanatoria all’indomani della cancellazione dall’Albo dell’Ordine dei Medici di Bolzano del dr. Müller, primario del laboratorio analisi dell’ospedale di Bolzano, perché non ha superato l’esame sostenuto per la conoscenza della lingua nazionale quindi fuorilegge secondo la normativa, e non finisce qui.

Chi di etnia ferisce, di etnia perisce.

L’articolo 4 della legge prevede che << Tenuto conto delle specificità territoriali della Provincia autonoma di Bolzano, con particolare riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche, l’ordine o collegio professionale competente per l’iscrizione […], nel caso della sola conoscenza della lingua tedesca, limita gli effetti dell’iscrizione all’esercizio della professione nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano. Resta ferma la vigente normativa in materia di conoscenza delle lingue italiana e tedesca nel pubblico impiego>>.
Fantozzi direbbe “È una cagata pazzesca”!
Neanche Edoardo De Filippo avrebbe avuto tanta fantasia nell’interpretare a proprio favore una sfilza di normative, a partire dagli articoli 2 e 99 dello Statuto di Autonomia, passando dall’articolo 99 dello stesso Statuto per approdare al DPR n. 574/1988.
<<La lingua italiana è l'unica lingua ufficiale del sistema costituzionale (sentenza n. 28 del 1982) e che tale qualificazione non ha evidentemente solo una funzione formale, ma funge da criterio interpretativo generale delle diverse disposizioni che prevedono l'uso delle lingue minoritarie, evitando che esse possano essere intese come alternative alla lingua italiana o comunque tali da porre in posizione marginale la lingua ufficiale della Repubblica". (sentenza n. 159 del 2009).>>
Basta solamente questo per colpire ed affondare la corazzata Bismark della marina imperiale sudtirolese ma non voglio fermarmi qui, voglio lasciare un segno indelebile, ad imperitura memoria.
L'iscrizione all'Ordine dei medici di Bolzano – come tutti gli altri ordini – dà diritto a un medico straniero di esercitare la propria professione su tutto il territorio nazionale; l’art. 4 della legge n. 30 presuppone che l'iscrizione all'ordine dei medici di Bolzano comporta che un medico senza conoscenza della lingua italiana possa esercitare solo nell'area della Provincia di Bolzano. E l’assessore alla Sanità Widmann ci mette il cappello:

<<In conclusione, vorremmo annotare che in caso di un eventuale trasferimento del posto di lavoro di un iscritto nell’albo professionale al di fuori dell’Alto Adige, è in ogni caso opportuno comunicare all’ordine professionale competente che la verifica della conoscenza linguistica è stata effettuata con riferimento alla lingua tedesca e non a quella italiana.>>

Der andesrat/L‘Assessore

Thomas Widmann
La restrizione territoriale dell'esercizio della professione così come prevista nella legge, ha una base giuridica in palese contraddizione con il codice professionale dei medici. Se l’iscrizione all'albo dei medici di Bolzano porta immediatamente e direttamente a livello nazionale l'effetto della competenza medica dell’iscritto, automaticamente l’iscritto può esercitare su tutto il territorio nazionale. Se invece la legge provinciale consente l’iscrizione all’albo di medici che conoscono solamente il tedesco limitando il loro esercizio professionale solo al territorio altoatesino, l'Ordine dei Medici di Bolzano costituirebbe una sorta di "extraterritorialità", creando un precedente improponibile considerato che lo stesso Ordine è parte integrante del sistema sanitario nazionale, oltreché organo sussidiario del Governo.
Se non verrà impugnato dal Governo l’obbrobrio normativo partorito dalle menti teutoniche della politica altoatesina, che restringerà di fatto ancor di più la possibilità dell’esercizio di medici dichiarati appartenenti al gruppo etnico italiano – perché non dimentichiamo che sul suolo italiano vige ancora la vergogna della proporzionale etnica -, assisteremo ad una vera e propria campagna di pulizia etnica nei confronti degli italiani. Esagero? Quando entreremo al pronto soccorso e non troveremo più un medico, un infermiere o un qualsiasi funzionario che comprenda l’italiano per poter esporre la propria emergenza, cosa faremo? Se non verrà rispettato il diritto costituzionale alla Salute, se non verranno rispettati tutti quei diritti garantiti dal consorzio civile, assisteremo ad una diaspora imposta da un regime politico di chiara stampa nazionalista.
Se il governo non impugnerà questa legge, sarà la “morte dello Stato nazionale Italiano” in Alto Adige e si sancirà l’“extraterritorialità” della Provincia di Bolzano. E conoscendo l‘arroganza della politica locale intellettualmente gretta e miserrima, non mi meraviglierei che in piazza Walther venisse eretta una statua con le fattezze di Kompatscher alla quale tutti i cittadini dovranno inchinarsi, come fece il re Nabucodonosor.
Caro mio Pegasus, la storia insegna, la storia è maestra di vita. 

domenica 21 ottobre 2018

LO SMEMORATO DI BRENDOLA


No, non si tratta di un remake del famoso film di Totò e neanche di un aggiornamento sul famoso caso Bruneri-Canella, realmente avvenuto nel 1926, da cui il film è tratto. Stiamo parlando di quanto è avvenuto il 18 ottobre scorso in un’udienza tenutasi presso il tribunale di Padova, dove alla sbarra degli imputati sedeva la dottoressa Donatella Croatto. La Croatto, presidente del consiglio di amministrazione della società proprietaria del Centro Di Foniatria – Casa di Cura Trieste, un centro di salute privato convenzionato con la regione, deve rispondere del reato di truffa aggravata ai danni del sistema sanitario regionale per aver percepito, secondo l‘accusa, ingenti somme di denaro a fronte di prestazioni sanitarie ritenute superflue da parte dei periti dell’accusa. La questione verte su rimborsi per prestazioni sanitarie e ricoveri effettuati in day-hospital, che invece potevano essere eseguite in regime ambulatoriale, con un evidente risparmio della spesa pubblica. È qui che entra in gioco lo smemorato di Collegno alias di Brendola, al secolo nientepopodimeno che il segretario generale del servizio sanitario regionale Domenico Mantoan. Il dott. Mantoan, chiamato a deporre come test al processo, ha rilasciato una testimonianza piuttosto vaga su come sono andati i fatti, contornati da “non so” e da “non ricordo”, da qui la sindrome da smemorato. La dimenticanza, per quanto logica soprattutto in procedimenti per il quale è passato un po’ di tempo, non è da poco. Il direttore Mantoan, riguardo alla vicenda, asserisce di aver informato l’allora Ulss 16 su presunte irregolarità circa alcuni ricoveri in day hospital ritenuti “inopportuni” tanto che, a suo dire, promosse un’ispezione. È a questo punto che la pm Silvia Golin fa notare che il giorno dell’ispezione presso la struttura incriminata, gli ispettori della regione si trovarono davanti anche il dott. Mantoan, accompagnato da Leonardo Padrin, allora presidente della commissione della Sanità Veneto. Un’apparente “visita di cortesia”, potrebbe sembrare quella dei due massimi esponenti della sanità regionale, una sottile forma d’intimidazione risulterebbe invece secondo gli inquirenti, altrimenti come si spiegherebbe la citazione a testimoniare? Tant’è vero che la stessa pm richiama il dott. Mantoan sulla sua dichiarazione, discordante da quanto rilasciato in fase d’istruttoria; e da qui che partono i non so e i non ricordo. La cosa sconcertante in tutto ciò non è la smemoratezza in sé come già avevo anticipato, è che la visita concomitante dei due sia stata percepita dagli ispettori come un’ingerenza di “natura intimidatoria” tanto da pregiudicarne l’esito. 
E pare che di ingerenze il nostro direttore potrebbe dare lezione a chiunque. Mi riferisco a quello che è accaduto un paio di anni or sono, quando lo stesso direttore Mantoan, suo malgrado, fu coinvolto in un incidente automobilistico a Padova. L’autista alla guida dell’autoblu su cui viaggiava il segretario ha effettuato un’inversione di marcia, la mitica inversione ad “U” – pare ancora vietata dal Codice Della Strada – invadendo la corsia opposta e tagliando fatalmente la strada ad un ignaro scooterista che proveniva dal senso opposto. Lo sfortunato scooterista si prese un così forte spavento che morì di infarto, o almeno così era scritto nella relazione del medico legale dopo aver effettuato l’autopsia; chissà, forse se non avesse avuto un infarto il povero scooterista avrebbe avuto tutto il tempo di scansare un’auto che gli tagliava la strada! Vuoi vedere che la colpa è seriamente dello scooterista e non dell’autista dell’autoblu? La faccenda si sarebbe conclusa esattamente così se non fosse che la pm incaricata delle indagini, la quale già da tempo aveva smesso di credere a Babbo Natale, si era fatta persuasa che la storia venuta fuori dalla perizia non si reggeva in piedi. Chi fece l’autopsia? Al posto del medico legale di turno, si era scomodato addirittura il professor Massimo Montisci, direttore dell’unità operativa di Medicina legale e tossicologia dell’ospedale di Padova. Montisci qualche mese dopo deposita in Procura una relazione che esclude qualsiasi nesso tra l’incidente e la morte del motociclista, avvalorando le dichiarazioni rese nell’immediatezza dei fatti, dall’autista e dal dirigente regionale ovvero <<che l’anziano sia caduto poco prima dell’impatto con l’auto, probabilmente colto da un infarto>>, che spirito d'osservazione. La pm richiede una seconda perizia; confrontando la perizia di Montisci con quella del secondo esperto nominato dalla Procura incaricato di ricostruire la dinamica dell’incidente, le discordanze sono evidenti, lampanti. Secondo la nuova perizia, lo scooterista avrebbe <<reagito al pericolo frenando e mantenendo il controllo del veicolo fino a pochi metri dall’urto, una condizione difficilmente compatibile con un infarto e una lesione dell’aorta in corso>>.
Per non parlare della perizia richiesta anche dalla famiglia dello sventurato scooterista, anch’essa concordante con quanto rilevato nella seconda perizia. Ma perché Montisci prese un abbaglio tale da pregiudicarne un’onorata carriera? Sarà forse perché il “generalissimo” Mantoan è il suo diretto ed indiscusso superiore, per il quale deve provare un’assoluta devozione tanto da mettere nero su bianco l’ipotesi dell’infarto rilasciata nella dichiarazione "a caldo" appena avvenuto il sinistro? In questo caso come in quello della clinica foniatrica, quella dell’ingerenza è un’ipotesi più probabile che plausibile, d’altronde si parla di Domenico Mantoan, famoso per il suo piglio e la sua verve. Ed il ritrovamento dopo due anni del pacemaker dello scooterista nello studio del professor Montisci durante una perquisizione per altre indagini, non aiuta certo a chiarire il quadro della situazione, anzi lo aggrava ulteriormente. Miei cari Informati, vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

mercoledì 5 settembre 2018

#IOSTOCONSALVINI? CI VOGLIONO I SOLDINI!


Matteo Salvini all'ultimo raduno leghista per il lancio della raccolta fondi

Dura la vita di Salvini, tutta in salita, sempre screditato dai suoi, neanche un briciolo di riconoscenza, sempre dietro le quinte, indegno agli occhi del "Senatur", neanche una laurea ad honorem (l'ultima rimasta l'aveva comprata il Trota). Poi prende in mano le redini del partito, un relitto in mare aperto, senza speranza, con più procedimenti penali che elettori. Ma la voglia di emergere, quella tenacia che l'ha contraddistinto dagli altri politicanti verdaioli, l'occhio della tigre (cit. Rocky III), quella fame di successo e di riscatto sociale, sono emersi fino a renderlo quello che è diventato oggi. Si capisce da subito che non lo fa per soldi, addirittura fin dalle sue comparsate nei quiz televisivi.  Diventa deputato, europarlamentare, insomma incarichi elettivi ben retribuiti senza mai tirare un colpo di zappa, un guru del "fancazzismo". E' arrivato al top, ma l'Alberto da Giussano del ventunesimo secolo vuole andare oltre, over the top.

Matteo Salvini durante il braccio di ferro con la nave "Diciotti".


Scende nelle piazze d'Italia, tutte le piazze, da quella di Pontida a quella di Taranto, da quella di Varese a quella di Crotone, da quella di Udine a quella di Lampedusa, è un trionfo ovunque vada; anche quei "puzzoni terremotati di napoletani" l'hanno accolto a braccia aperte e lui le ha aperte a loro, altro che liquefazione del sangue di San Gennaro, è Matteo Salvini 'o vero miracolo.

Matteo Salvini ed il suo manifesto a favore dei Partenopei


Infine le elezioni ed il governo di coalizione coi tanto odiati Grillini, quelli che si sono consumati gli occhi sui video che il Dibba (al secolo Alessandro Di Battista) pubblicava sui social circa la parassitaria natura di un uomo che non ha mai lavorato ma che ha "scroccato" quanto più ha potuto. Ora, ma solo per ora, è arrivata l'agognata poltrona, non quella che il Berlusca soleva regalare ai  dignitari della sua coalizione ma una poltrona vera, guadagnata, quella pesantissima che si trova al Viminale, quella da Ministro degli Interni, quella che gli conferisce la carica "Sceriffo d'Italia." Comincia da subito, punta il suo obbiettivo sugli immigrati; una volta erano i fannulloni del Sud, quelli che Scalfaro doveva regalare all'Africa. Ora gli immigrati sono gli africani, quelli veri, quelli che sbarcano dai ferry-boat delle ONG sul litorale italiano, quelli che il bulletto di Rignano si era accollato purché l'Italia sfondasse il tetto del famelico tre per cento e fare così regali e prebende per il suo tornaconto, sulle spalle degli italiani. Ma a Salvini non la si fa, lui è un condottiero mica un baubau miciomicio qualunque. Capitan Grancassa usa i migranti per la sua personalissima campagna elettorale che non è mai terminata. Ti blocco di qua, vai in Francia di la, chiudo i confini a Nord, rimpatrio i migranti a Sud, tutto purché aumenti il consenso, non quello della moribonda Lega ma quello suo, personale, affinché possa andare via come ministro e ritornare come premier o magari Papa, vista la sua delirante posizione cattolica.

Matteo Salvini durante il catechismo leghista


Ma "Roma la ladrona" non perdona è presenta un conto salatissimo al fracassatore di timpani seriale, un conto di quarantanove milioni di euro, frutto delle ruberie e truffe che i vecchi podestà del suo partito si sono insaccati, alle spalle degli italiani e dei sostenitori verdo-cornuti che alla fine, dopo un tradimento di tale dimensione, cornuti lo sono diventati per davvero.

La poltrona "Viminalizia" ora traballa, la magistratura attacca senza quartiere ed è intenzionata a fare giustizia sul serio, tanto che la bilancia della dea bendata è stata tirata a lucido. Se la Lega verrà riconosciuta colpevole dei reati ascritti, resterà senza il becco di un quattrino e sarà costretta a chiudere. Che batosta per il Capitan Grancassa, il suo futuro è tutto nelle mani della magistratura, l'incriminazione per sequestro di persona relativo al caso della nave Diciotti e l'incombente sentenza sulla frode elettorale. Ma nel frattempo la campagna elettorale e di consensi continua, l'hashtag #iostoconsalvini spopola sui social, si raccolgono fondi per pagare l'avvocato e si organizzano concerti sulla scia dell'immortale "Live Aid", solo che questa volta i fondi che verranno raccolti andranno nelle casse della Lega (non sarà una nuova truffa?).
I sondaggi ora danno la Lega primo partito d'Italia, superando gli stessi Grillini. A breve si voterà in Trentino Alto-Adige, per il rinnovo dei consigli delle due province autonome di Trento e Bolzano. A Bolzano, feudo nel vero senso del termine del duo SVP-PD, la Lega si propone al posto dell'oramai defunto PD, giusto per dare contiguità alla gestione politica più inetta e sconsiderata che il pianeta terra abbia mai visto, tre scimmie avrebbero fatto di meglio. Ma come, la Lega non diceva #primagliitaliani? Alla faccia della coerenza visto che l'SVP guidato dal lattoniere giurisprudenziato Kompatscher, ha calato la maschera asserendo che gli italiani sono incapaci!
Ma la Lega ha tutti i numeri per prendere il posto dei "comunisti col portafoglio a destra", tanto che pare che anche loro abbiano messo un "listino prezzi" sulle candidature alle provinciali. Se l'indiscrezione  apparsa sul quotidiano "Il corriere dell'Alto Adige" circa il costo di cinquemila euro per una posizione di favore nella lista dei candidati della Lega Altoatesina venisse confermata, altro che #primagliitagliani, qui si ripropone il vecchio hashtag #laLegatifrega.
Insomma tutto si riduce ad un "se con Salvini vuoi stare, il soldino devi sganciare", con buona pace di tutti gli italiani che hanno creduto alle grancassate di Salvini. P.s.: che vi resti ad imperitura memoria che Salvini, quello del cambiamento e della giustizia sociale, ha ricandidato e fatto rieleggere Umberto Bossi, quello che della truffa dei quarantanove milioni è stato ideatore, esecutore e fruitore. Ora grazie al senso di giustizia di Matteo, l'Umbert godrà dell'immunità parlamentare, e di tutte le condanne che gli hanno inflitto e/o che gli infliggeranno, se ne farà una emerita pippa. #IostoconSalvini? Meglio soli che #malaccompagnati.

domenica 26 agosto 2018

THOMAS VINCE ARNO PERDE. IL GIOCO DELLE TRE CARTE DI BOLZANO




Care amiche e cari amici Informati, questa ve la devo proprio raccontare. Per farlo ho bisogno di un piccolo aneddoto introduttivo. Anno 2011, stazione di servizio sulla A1 tra Bologna e Modena, direzione Milano. Io ed il mio collega scendiamo dall'auto per fare rifornimento e notiamo un capannello di persone in uno dei parcheggi più appartati. Pensai che con molta probabilità qualcuno dei collaudatori di Ferrari, Lamborghini o Maserati avessero parcheggiato qualche bolide (fatto non raro in quelle zone). Finito il caffè, ci accingiamo a prendere l'auto per rimetterci in viaggio. Noto con stupore che il capannello di gente era diventato ormai una folla piuttosto rumorosa. La curiosità è troppa per non essere colmata e quindi anch'io volevo vedere il "bolidone" parcheggiato. Mai sorpresa fu così deludente, non avrei mai immaginato che il motivo di tanto brusio fosse un uomo che aveva aperto un tavolo col gioco delle tre carte! Nonostante la consapevolezza della truffa che va ormai avanti da secoli, così come illustrato nel dipinto "L'Escamoteur" del tardo 1400, ancora oggi c'è gente che ci casca.

Jérôme Bosch  - L'Escamoteur


Poi si arriva ai giorni nostri e, sempre con sorpresa, scopriamo che anche il nostro presidente Arno Kompatscher con tutta la sua giunta, sono state vittime di quest'azzardo, consapevoli o meno poco importa. Procediamo per punti perché si parte da lontano.
  • L'assessore alla Sanità Martha Stocker annuncia con entusiasmo l'arrivo anticipato del nuovo Direttore Generale dell'Azienda Sanitaria locale, il tedeschissimo ing. Thomas Schael.
  • Per l'occasione si chiede al direttore in carica Andreas Fabi di dimettersi dalla carica anzitempo in modo di dare spazio al "nuovo che avanza", naturalmente dietro lauto compenso, .
  • Il nuovo DG ha le idee molto chiare, parla di informatizzare il sistema, di dematerializzare le impegnative, di migliorare e modernizzare il sistema sanitario, tanto che va spesso all'estero per vendere il brand dell'ASL Alto Adige.
  • Cominciano i primi problemi, l'informatizzazione non parte, la dematerializzazione delle ricette è utopia, le liste d'attesa si allungano notevolmente, i medici e paramedici scarseggiano perché il vincolo della proporzionalità etnica e del bilinguismo non facilitano le assunzioni; in compenso cresce a dismisura la spesa sanitaria, soprattutto alla voce consulenze e spese legali.
  • Giorni nostri. Le liste d'attesa sono diventate una spina nel fianco dell'amministrazione e non vi si trova soluzione.
  • Scoppia il caso requisiti di Schael. Nel 2017, l'allora ministro alla Salute Lorenzin, instituisce l'albo nazionale dei direttori generali per le aziende sanitarie, dove si accede per selezione. Thomas Schael partecipa alla selezione ma il suo nome non si trova nell'elenco dei vincitori.
  • Parte un'interrogazione in Consiglio Provinciale da parte del consigliere Paul Kollensperger, chiedendo con quali requisiti fosse stato assunto Schael, visto che non risulta idoneo per l'Albo Nazionale. Putiferio.
  • Il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, dichiara che l'Alto Adige ha una copertura vaccinale da terzo mondo.
  • Alle liste d'attesa si aggiungono i disagi dei pazienti che accedono al Pronto Soccorso del San Maurizio di Bolzano, vero calvario per chi cerca un'immediata assistenza.
  • Scoppia il caso polizza RCT per i medici e gli infermieri. Scade la polizza e viene meno la copertura assicurativa che garantiva i pazienti da rischi professionali, tant'è vero che i medici si ribellano.
  • Interviene direttamente il presidente Kompatscher, che dichiara di aver risolto il problema e stipulato un'altra polizza nel giro di soli dieci minuti.
  • Kompatscher e Stocker vogliono la testa di Schael, quella della polizza scaduta è imperdonabile. Si rompe l'idillio tra Provincia e Schael tanto che è la stessa Stocker a scaricare il tedesco.
  • Viene annunciato a mezzo stampa il licenziamento di Schael, mentre lui era in ferie.
  • Il D. Lgs. 502/1992, che disciplina la materia sanitaria, compreso i contratti dei dirigenti, pone Schael in una botte di ferro ovvero non è licenziabile per i motivi addotti come la scadenza della polizza assicurativa.
  • Schael ritorna dalle ferie. Si apre un tavolo di concertazione tra Schael e Provincia, col risultato di una divorzio consensuale per "divergenza di vedute". A Schael viene riconosciuta una buonuscita di 184.883 euro, corrisposti dall'Azienda Sanitaria, perché Kompatscher scarica la responsabilità sull'ASL AA.
Ed ora viene il gioco delle tre carte dove Thomas vince ed Arno perde. Udite udite!!! A maggio di quest'anno l'ing. Thomas Schael, nel frattempo inserito nell'Albo Nazionale degli idonei a ricoprire la carica di direttore generale, chiede l'iscrizione alla nomina di direttore generale dell'Azienda Sanitaria Alto Adige di Bolzano (fonte Rai Suedtirol).
In questo caso è l'unica richiesta perché solo lui è in possesso del famoso patentino di bilinguismo. Quindi da licenziato e lautamente ricompensato, lo zio Thomas si ritrova nuovamente unico candidato a ricoprire quella carica. Non c'è che dire, il nostro Thomas ne sa una più del diavolo, conosce i suoi polli e si accinge di nuovo a spennarli. Thomas vince Arno perde, questo è quello che è riuscito a fare l'SVP negli ultimi anni; la classe non è acqua, altrimenti l'SVP non sarebbe l'oceano che è. Un'ultima cosa, vi starete chiedendo chi è l'asso che si intravede dal taschino del mazziere nella foto di copertina. L'asso è Diego Nicolini, il candidato del Movimento Cinque Stelle alla carica di presidente della provincia di Bolzano.
Il candidato alla presidenza Diego Nicolini - M5S 
Sarà l'outsider della prossima competizione elettorale, il jolly da giocare, perché lui insieme alla lista che lo accompagna, ha stilato un programma elettorale basato proprio sulla riorganizzazione del sistema sanitario locale, in modo da evitare sprechi ed imbarazzi, riportando l'utente al centro dell'attenzione e dell'interesse sanitario.




    venerdì 24 agosto 2018

    CHI HA UCCISO LA SANITA' ALTOATESINA?

    Alfred Hitchcock
    Mie care e miei cari amici Informati, non siamo alle prese con uno dei capolavori dell'indiscusso re della suspense Alfred Hitchcock, ma la trama di quanto sta accadendo in questi giorni a Bolzano è altrettanto carica di suspense e di colpi di scena. La Sanità Altoatesina, intesa come servizio al cittadino è morta di stenti, abbandonata a se stessa, come una persona anziana parcheggiata da figli ignobili in una casa di riposo di infimo ordine, sottoposta a soprusi di infermieri sadici. Sembra la descrizione di uno di quei fatti di cronaca che purtroppo ci capita di leggere circa gli abusi sugli anziani, ma vedrete che tale analogia non è mai stata così azzeccata. Avrete saputo dell'indagine che la Corte dei Conti sta conducendo circa la liquidazione a titolo di buonuscita che l'Azienda Sanitaria bolzanina ha effettuato nei confronti dell'ormai ex DG Schael, un giusto riconoscimento per il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dalla normativa in materia (D. Lgs. 502/92). 
    Questa situazione è diventata troppo scottante anche per dei politicanti navigati come lo sono gli esponenti SVP, tanto che scatta immediata l'operazione Ponzio Pilato. La Provincia scarica le responsabilità del riconoscimento della buonuscita dell'ex DG Schael, proprio sulle spalle dell'Azienda Sanitaria. Ma il contratto è stato sottoscritto dal presidente della provincia Arno Kompatscher e l'ex DG Schael, quindi le responsabilità sono chiare e lampanti. Invece no, il buon "lattoniere giurisprudenziato", posseduto dal fantasma di Andreotti, sostanzialmente fa capire che il colpo l'ha sparato lui ma è colpa dell'ASL se si è messa sulla traiettoria di tiro.

    Ecco cosa resta della corazzata Kompatscher, un cumulo di ferraglia arrugginita alla quale non resta che essere rottamata, tanto quanto il suo più grande sostenitore. Il bulletto di Rignano aveva sempre garantito che nessuno norma sarebbe mai stata emessa contro l'SVP, come se la stella alpina incarnasse l'anima dell'autonomia bolzanina e non che tale anima fosse un retaggio dei suoi rispettabili cittadini. Con un garanzia del genere, tutto è lecito, anche l'illecito, tanto che qualcuno lo ha preso in parola. 

    Ma sta per arrivare l'Ottobre Giallo ovvero la riscossa per una provincia bilingue che a lungo ha subito discriminazioni, abusi  e vessazioni da parte della politica di governo locale. A Bolzano c'è davvero chi tiene alla Sanità pubblica, al ritorno della legalità contrattuale per i suoi dirigenti, al ripristino ed ottimizzazione di tutti i servizi assistenziali per gli utenti, alla riduzione delle liste d'attesa per concludere all'immissione di un sistema di prenotazione unico valido per tutti i presidi ospedalieri della provincia. Quanti sono gli utenti che sperano che una visita al Pronto Soccorso del San Maurizio, non si trasformi nella più classica delle "Via Crucis"?
                              
    Il candidato alla presidenza della provincia di Bolzano per il Movimento 5 Stelle, Diego Nicolini, insieme ad una delegazione composta sempre da candidati per la prossima kermesse elettorale, nella ferma convinzione che Bolzano debba ripartire proprio dal ripristino del suo Servizio Sanitario, ha recentemente incontrato presso l'Azienda Ospedaliera di Padova, il dott. Costantino Gallo, Direttore UOSD Progetti e Ricerca Clinica, col quale si è discusso per un progetto qualitativamente significativo volto al miglioramento della Sanità bolzanina. E chi meglio del dott. Gallo per comprendere in pieno come funziona e cosa non funziona nella gestione di un sistema sanitario? Questa è la strada da imboccare per stilare un programma sanitario che sia funzionale e non clientelare, che abbia a cuore la salute del cittadino e non lo stipendio dei suoi troppi dirigenti, si attinge "dalle best practice in materia Direzione Sanitaria a livello nazionale"- questo è quanto a dichiarato il candidato Nicolini a margine dell'incontro.
    Diego Nicolini, Silvana Dallabona, Antonio Anglani, Corrado Poletti, Costantino Gallo e Fabrizio Pollinzi
    Tutto l'opposto di quanto ha fatto l'amministrazione provinciale di Bolzano, che ha puntato sull'appartenenza etnica piuttosto che sulla qualità professionale, fomentando un sistema clientelare con puntuale elargizione di mance a destra e a manca, come spesso fa notare un'altra figura del M5S locale, Stefania "Stefy" Pulcini, che con la sua battaglia sul plus orario riconosciuto a personale amministrativo, mette in evidenza una consuetudine che va avanti da anni. e premesse dell'SVP le conosciamo, quelle del Movimento 5 Stelle di Bolzano le apprendiamo adesso, non ci resta che annunciare "La Sanità è morta! Viva la Sanità".

    sabato 4 agosto 2018

    COM’È BELLA QUANT’È BELLA LA PROVINCIA DI PULCINELLA

    Il presidente della provincia A. Kompatscher e l'assessore alla sanità M. Stocker.

    Non si può certo negare che la provincia autonoma di Bolzano non si presti a qualunque tipo di goliardica raffigurazione, visto i personaggi che l'amministrano; non di meno, per quanto andrò a raccontarvi, Kompatscher & Co. non possono non essere accomunati alla figura storica di Franceschiello e del suo esercito. Di cosa parliamo? Ma naturalmente della querelle tra la Provincia di Bolzano e l'ormai ex direttore dell'azienda Sanitaria Altoatesina Schael, arrivata alle sue battute finali, o almeno si spera. Vi ricordate quando agli inizi di luglio pubblicai il post "Schaelock Holmes e il mistero della polizza scaduta"?
    L'assessore Stocker e l'ex DG Schael
    In quell'occasione scrissi che a causa del mancato rinnovo della copertura assicurativa di responsabilità civile per Colpa Grave, il presidente Kompatscher e l'assessore Stocker decisero di addebitare la responsabilità al nostro "zio Thom". Ed è qui che entra in gioco Pulcinella o meglio la figuraccia alla Pulcinella che il consiglio supremo dei Probiviri altoatesini (naturalmente siamo in pieno eufemismo) ha racimolato, perché come fai a licenziare in tronco e con effetto immediato per causa grave il tuo Direttore Generale, mentre l'uomo sta in ferie?
    Se gli uomini si giudicano per le loro azioni, come giudicheremo il licenziamento di Schael durante la sua assenza, addirittura in pompa magna e con titoloni sulle testate nazionali?

    Funiculì funiculà/ funiculì funiculà/ jamm'e a Bolzano jamm'e/ funiculì funiculà.
    Siamo al paradosso, ci manca solo il Maschio Angioino, la premiata pizzeria Ciro a Mergellina ed il pennacchio 'ncoppa e Dolomiti, e la commedia è servita. Ora siamo all'ultimo atto della sceneggiata alla De Filippo, dove Pulcinella per l'ennesima volta e a mezzo stampa, non parla più di licenziamento ma di una "Commissione Conciliativa" (che roba sarà mai) incaricata di trovare un accordo per lo scioglimento consensuale del contratto di Schael. Avete capito bene, non più licenziamento ma accordo consensuale. Siamo davvero nel regno di Franceschiello, dove la credibilità è a zero tanto quanto la fama da statista che i giganti dell'SVP credono di godere, e vogliono pure il doppio passaporto! Facciamoglielo triplo e il resto mancia. La commissione conciliatrice ha trovato la "quadra" ma non a suon di mandolino, si è accordata per una buonuscita pari a 184.883 euro, spesa che inevitabilmente ricadrà sulle spalle dei contribuenti, totalmente ignari che qualunque cosa faccia l'amministrazione uscente a trazione SVPD, implica comunque un costo esoso, tanto si sa che con i soldi degli altri tutti sanno fare i ricconi.
    Comunque vadano le cose, a voi mie care e miei cari Informati, una mia impressione ve la voglio illustrare. Se le cose fossero state per quello che dovevano essere, altro che commissione conciliatrice, Schael si sarebbe trincerato dietro uno stuolo di avvocati perché la Legge è della sua parte ed il risarcimento sarebbe stato molto più oneroso; pensate al presidente dell'INPS Boeri, come Schael anch'egli ha un contratto blindato, per questo il Governo non rescinderà il suo contratto, tutti lo vogliono via ma un suo licenziamento varrebbe una causa milionaria. Cos'hanno quindi da nascondere la Provincia e l'ing. Schael? Possibile che il nostro ingegnere sciolga consensualmente il suo contratto blindatissimo per soli centottantaquattromila e rotti euro? Possibile che la Provincia che ha le motivazioni per un licenziamento in tronco - il D. Lgs. 502/92 prevede il licenziamento per giusta causa di un Dg per mancato raggiungimento degli obiettivi - non abbia provveduto in tal senso, creando così un precedente che inevitabilmente coinvolgerà la Corte dei Conti? Schael non solo non ha raggiunto gli obiettivi minimi di legge, ha dato letteralmente fuoco a milioni di euro dei contribuenti senza alcun beneficio in termine di servizi. Si vede che sono lontani i tempi in cui Martha Stocker elogiava le qualità del nuovo generaldirektor, della scelta che più scelta non si può, dei risultati che Schael avrebbe riportato in termini di servizi e prestazioni e che il modello sanitario altoatesino sarebbe stato esportato in tutto il mondo. Ed in tutto questo chi ci perde? Tu elettore altoatesino/sudtirolese, perché mentre loro si accordano coi tuoi soldi, Tu pagherai i loro capricci, a meno che non ti risvegli dal torpore italo/tedesco e con orgoglio gridi "a Bolzano nisciunu è fess. Ja."

    lunedì 23 luglio 2018

    IL SIGNORE DEI PASSAPORTI



    Lavare la testa all'asino è tempo perso. Questo vecchio proverbio popolare dovrebbe diventare il motto dei bolzanini, almeno di quelli che non credono alle favole costellate di fate ed unicorni, perché "Gandalf" Kompatscher e "Frodo" Achammer, stanno per imbarcarsi nella nuova avventura: Il Signore dei Passaporti. A sentire i nostri eroi o leggendo i fatti dalle cronache dei giornali, il duo della compagnia della stella alpina un giorno si e l'altro pure, fanno capolino a Vienna, capitale della terra di lato, dal re dei destrosi elfici Kurz, 
    Il presidente Kurz ai tempi del provino per il Signore degli Anelli
    alla ricerca di accoglienza ed asilo in vista delle elezioni provinciali che si terranno ad ottobre a Bolzano.  Carissime e carissimi Informati, l'SVP non molla, Vienna non molla(?), la doppia cittadinanza diventa croce e delizia di un'estate che si preannunciava rovente per via della campagna elettorale, ma che rischia di diventare a malapena tiepidina vista la scarsità di argomenti della stella alpina. Il perché lo si intravede dal ricorso da ultima spiaggia circa l'opportunità del doppio passaporto, che favorirebbe la parte dichiarata di madrelingua tedesca e ladina al fine del rilascio di un ipotetico quasi mitologico doppio passaporto italo-austriaco. Cose già vista col Berlusca che ad ogni campagna elettorale, ritorna col milione di posti di lavoro, mille euro di pensione minima e a morte le toghe rosse, la classica robetta da babbei con tanto di coro "menomale che Silvio c'è". Ma Kompatscher non è neanche lontanamente paragonabile all'ex cavaliere, quello che tocca distrugge e la riprova è stata la campagna denigratoria nei confronti degli italiani sulla gestione della sanità provinciale, 
    atta ad ottenere un consenso tra l'elettorato ormai stufo di sentirsi negato addirittura il sacrosanto diritto alla Salute. Il presidente Kompatscher aveva dichiarato che era ormai maturato il tempo che l'ospedale di Bolzano tornasse in mano ai tedeschi perché gli amministratori italiani avevano fatto cilecca; a farne le spese è stato proprio il direttore generale dell'ASL altoatesina Thomas Schael, che è addirittura tedesco di nascita. Schael licenziaten! Schael go home! L'annuncio sui giornali è stato devastante, roboante e propagandistico. Sta di fatto che Schael attualmente è in ferie, per contratto collettivo nazionale non è licenziabile e se lo vogliono via lo devono riempire di soldi, quelli pesanti usciti dalle tasche dei contribuenti. 
    Ma torniamo all'inetta campagna del doppio passaporto, fatta da inetti, con gli inetti, per gli inetti. Perché sono così duro? Perché una delle condizioni dell'accordo dell'autonomia di bolzano, verte proprio sulla rinuncia dell'Austria ad ogni diritto sul Sudtirol, ergo è impossibile che allo stato attuale l'Austria possa accogliere una richiesta che va contro l'Italia, immaginarsi addirittura un disegno di legge che vada in questa direzione. E poi, hanno avuto ben cinque anni di tempo per portare a compimento un progetto così ambizioso, riproporlo a ridosso delle elezioni suona pretestuoso, inconcludente ed oggettivamente offensivo anche per quei "Gennarino Esposito", che per evitare ulteriori vessazioni o discriminazioni, per forza di cose si son dovuti dichiarare di madrelingua tedesca. Palazzo Widmann vale tanto oro quanto pesa, e la SVP andrebbe ad apparentarsi col diavolo in persona pur di non cederne un solo mattone ai propri competitor politici, perché va bene la cuccagna "purché se magna".

    giovedì 5 luglio 2018

    SCHAELock HOLMES E IL MISTERO DELLA POLIZZA SCADUTA.





    -         <<Ma SCHAELock, non sarebbe il caso di provvedere a rinnovare la polizza? I medici e gli infermieri potrebbero mettersi in sciopero se non gli garantiamo una copertura assicurativa>>, bofonchiò la sua fedelissima compagna di mille avventure.
    -         <<Elementare Stocker>>, rispose imperiosamente Schaelock. <<Se rinnovassimo la polizza, magari rispettando i termini di legge bandendo una gara d'appalto, daremmo un segnale di miglioramento, e tu sai che ciò non è buono. Il nostro famigerato nemico, il professor Kollenspergherty, potrebbe approfittarne!>>
    -         <<SCHAELock, questo è un gioco pericoloso ed io non ci sto>>, stridulò Stocker tutta paonazza in viso e preoccupata per il suo futuro sempre più incerto, <<ti licenzieranno e io non voglio finire come te!>>
    -         <<Elementare Stocker, tu quoque fili mi>>, sentenziò SCHAELock agitando per le mani tremulanti il suo papillon cercando di mascherare il disagio del momento, <<si sa, quando la nave affonda i topi scappano ed io sarò il capro espiatorio dell’affondamento dell’SVP.>>


    Sir Arthur Conan Doyle, il celeberrimo scrittore dalla cui penna prese vita il più grande investigatore della letteratura, sarebbe sceso a patti col diavolo pur di poter scrivere una sola parola di quest'ennesima saga dai contorni "noir". Ma il romanzo di cui scrivo non è ambientato nella Londra vittoriana di fine '800, bensì nell’attuale Bolzano. Mie care e miei cari Informati, oggi vi racconto di come la Sanità più bella del mondo, quella che Herr Schael promuoveva amorevolmente nella terra dei Nibelunghi, abbia toccato uno dei livelli più bassi della sua storia. Mentre scrivo, a Bolzano si sta consumando la tragicommedia della risoluzione, ancora non è chiaro se consensuale, del contratto che legava il nostro ormai ex direttore generale T. Schael alla Sanità bolzanina. Il "casus belli" è stato proprio il mancato rinnovo della polizza di responsabilità civile che copre gli operatori sanitari per colpa grave, in scadenza il 30 giugno scorso.
    Le aziende sanitarie stipulano una polizza di Responsabilità Civile “per colpa grave” al fine di garantire gli operatori sanitari nell'esercizio delle loro funzioni; in pratica, se un medico causa un danno ad un paziente, l'assicurazione provvederà a risarcire il paziente. Quanto è grave lavorare senza questa copertura assicurativa? Ve lo spiego con un semplicissimo esempio. Camminereste con la vostra auto senza assicurazione? Certo che no, sapete quanto sia pericoloso e quanto cara è la sanzione prevista dal Codice della Strada. Perfetto, avete capito bene. L'ASL ha guidato senza assicurazione o per essere precisi ha rischiato di farlo, ma a metterci una pezza alla “dimenticanza” di Schael per evitare il blocco dei lavori, ci ha pensato nientepopodimeno che "il mio caro amico Arno(ld)" Kompatscher (Arnold era una delle mie serie preferite).
    In dieci minuti e sprezzante del pericolo, ha strappato una proroga di un anno alla compagnia assicuratrice Uniqa, scongiurando di fatto una vera e propria catastrofe. Pare, e ripeto pare, che per raggiungere l’accordo, l'operazione sia costata qualcosa in più rispetto al premio annuale finora versato, mentre le dichiarazioni rilasciate dall’Amministrazione parlano di rinnovo alle stesse condizioni economiche; sarà nostra premura nel verificare la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dal presidente, in modo da mettere a tacere definitivamente le malelingue. Comunque siano andate le cose, ora Arno è un eroe agli occhi dei fedeli sudditi del feudo bolzanino mentre Schael, caduto in disgrazia nei confronti di Sua Maestà, dovrà fare le valigie e trovarsi un altro lavoro. Non si sa quanto 
    la mancata stipula della polizza sia stata determinante per il licenziamento dell'unico "fero tetesko di Cermania" che l'Amministrazione Provinciale poteva vantare, comunque Schael non c'è più e da quel che si legge in giro, gli attestati di stima e di vicinanza si contano sulle dita di una mano, per giunta monca. Che brutta colpo per Schael e che smacco per Martha Stocker, che di Schael è stata una sorta di Giovanna D’Arco. Ma il nostro Thomas non è nuovo a queste situazioni, a dirla tutta le direzioni generali sanitarie non portano affatto fortuna al teutonico, vista l’esperienza all’Asl Magna Grecia di Crotone tra il 1995 ed il 1997, dove anche in quel caso ci fu il licenziamento da parte dell’allora governatore calabrese.
    Per un direttore che va via un altro arriverà e, come sempre, l’Amministrazione Provinciale commetterà l’ennesima illegittimità amministrativa. Il nuovo direttore sarà selezionato dalla rosa dei candidati abilitati iscritti all’albo provinciale, ma è stato pubblicato sul sito del Ministero della Salute l’elenco nazionale degli idonei al conferimento dell’incarico di direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio Sanitario Nazionale, quindi è da quest’ultimo elenco che la Provincia dovrà pescare il suo nuovo direttore.
    Comunque vadano le cose, l’Amministrazione a trazione SVP ha ampiamente dimostrato l’inadeguatezza a gestire la Cosa Pubblica, esasperando situazioni che stanno sfociando in una conflittualità etnica che il lattoniere Kompatscher ha rimarcato ultimamente nella sua infelice uscita sull’incapacità degli italiani a gestire l’ospedale di Bolzano, dichiarazione che rasenta un’apologia dei tempi andati.
    Tirando le somme possiamo tranquillamente dire che Schael non c’è più, l’assessore Stocker non ne vuol più sapere, come vedete la lista si sta accorciando ed ottobre si fa sempre più vicino. Elementare Watson, con l’Informatore nelle vicinanze, chi può sentirsi al sicuro?

    domenica 3 giugno 2018

    LE BRUTTE ABITUDINI SONO DURE A MORIRE…



    …oppure potremmo dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sta di fatto che come la giri e la rigiri, il risultato è sempre quello, ogni assunzione strombazzata in pompa magna ha il sapore di marchetta all’ombra del cipresso bolzanino. È come potremmo interpretarlo diversamente? Bentrovati care amiche ed amici Informati, avrete dedotto che si sta parlando dell’ultima nomina/assunzione/incarico/assegnazione o altra forma di lavoro subordinato che la Provincia di Bolzano ha proferito all’ex senatrice dell’ormai “c’era una volta il PD” Francesca Puglisi.  Raccontiamo i fatti. Da un’indagine commissionata dalla Provincia di Bolzano, risulta che l’immagine dell’Alto Adige non sia propria idilliaca agli occhi degli italiani anzi, pare proprio che a fronte di bellezze naturali ed uniche nel loro genere, gli altoatesini risultino arroganti al resto dello Stivale e quest’atteggiamento nuocerebbe tantissimo al turismo, voce predominante dell’economia locale. Per ovviare a ciò, la Provincia bandisce una selezione di incarico “per la profilazione della percezione e dell’immagine dell’Alto Adige sul territorio nazionale. Incarico di esperto a tempo determinato.” Per questo bando si richiedono attitudini, titoli ed esperienze quasi uniche nel suo genere, tantoché solo un candidato esprime la volontà a partecipare ovvero “’o miracolo di San Gennaro!”, al secolo la dott.ssa Francesca Puglisi.
    L'ex senatrice F. Puglisi
    La giornalista pubblicista nonché ex senatrice, specializzata nel settore delle pubbliche relazioni, ha superato la selezione provinciale anche se a detta del consigliere  Andreas Poder, esponente di spicco del Bürger King für Ristorantirol (non ci vedo più dalla fame), al momento della selezione l'esaminanda nonché unica candidata non era in possesso del determinante requisito del patentino di bilinguismo. Sapete come la penso sui patentini e restrizioni concorsuali in genere ma Poder ha ragione da vendere, la neo incaricata non è certificata in A1 per la lingua tedesca. La Provincia risponde che essendo l’unica candidata, è discrezione dell’Ente derogare tale norma perché c’è un tale bisogno di risollevare l’immagine dell’Alto Adige, che procrastinare la nomina potrebbe risultare fatale. La dott.ssa Francesca Puglisi, con deliberazione della Giunta provinciale di Bolzano n. 510 di data 29/05/2018, ha ricevuto l'incarico. Discrezione! Ogni qualvolta la Provincia utilizza questa parola, mi vengono i sintomi dell’orticaria, un prurito su tutto il corpo per quanto fastidiosa sia la discrezione della Provincia. Si fa un concorso a Direttore Sanitario? Quello idoneo non ha il patentino, quello non idoneo non ha i requisiti: l'indiscrezione dell’assessore competente pende sul candidato non idoneo. Sei un medico pluriesperto e megareferenziato che concorre a carica di primario? Anche se passi la selezione, la discrezionalità del generaldirektor propenderà per un medico "passabile" o peggio, non bandiscono neppure il concorso.
    Insomma, due pesi e due misure, come per la nomina della dott.ssa Morgante a procuratore della Corte dei Conti di Bolzano, già assessore al bilancio del Comune di Roma col sindaco Marino (PD), anche lei senza patentino di bilinguismo. Della discrezionalità dell’Alto Adige, la Treccani ci farebbe una nuova enciclopedia tanti sono i casi annoverati nel corso di questi ultimi anni. L’impostazione feudale della politica locale lo permette, la connivenza con partiti ormai dell’ex governo l’hanno permesso, l’arroganza dell’Amministrazione Provinciale lo permette ancora, e cosa fanno? Nominano un consulente per addolcire l’immagine di arroganza con un’ulteriore azione discrezionalmente arrogante. L’ex senatrice Puglisi avrà come sede lavorativa gli uffici “dell’ambasciata di Bolzano” siti in via del Gesù 57 a Roma, a soli seicento metri esatti di distanza dal Senato della Repubblica ove presta servizio l’altoatesinissimo senatore Bressa, attualmente compagno di vita della neo-incaricata; altra benzina sul fuoco su di una nomina che più che sospetti conferma una certezza. L’elezione di Bressa nel collegio-bunker di Bolzano insieme alla dea dello jodel Maria Elena Bosken,
    è stata garantita al PD nazionale dall’SVP di Komptscher & Co.; la certezza è che nonostante tutto, l’SVP continui nella sua azione garantista di personaggi che non potranno più garantire nulla all’SVP, tantomeno ai bolzanini. La beffa. Una parte dell’SVP si augura che Francesca Puglisi non accetti l’incarico. L’ex senatrice, parlando con Repubblica di Bologna, ha dichiarato: «Visto l'impegno che mi verrebbe chiesto a Roma e lo stipendio di 2.650 euro netti mensili, potrei anche rinunciare, non ho ancora firmato». A pensar male tutta ‘sta faccenda ha seriamente i contorni della marchetta ma si sa, io non penso mai male…






    sabato 5 maggio 2018

    IL RITORNO DI BRANCALEONE


    La resa dei conti arriva per tutti, nessuno escluso. Sarà così che intitolerò il mio eventuale post su questo blog, qualora alle prossime elezioni provinciali il nostro eroe non dovesse farcela a causa di un’intera campagna elettorale basata sul tema NO-VAX. Il nostro eroe è il consigliere della Provincia Autonoma di Bolzano Andreas Pöder, Obmann (capo) della Bürger Union für Südtirol, ottimo comunicatore ma evidentemente a corto di idee politiche, ha visto nel movimento degli “Impfgngner”, eredi dell’ondata ecologista tedesca marca anni ottanta e nel suo massimo esponente Reinhold Holzer, un recidivo pronto a nascondersi tra le valli austriache ogni qualvolta la Legge bussa alla sua porta, l’opportunità di raggranellare consenso e voti per la salvaguardia della sua personale carriera politica. Mie care e miei cari Informati, quello che sto scrivendo non è rivolto alla volontà o meno di lasciarsi vaccinare anche perché la legge Lorenzin prescrive che tale pratica sia obbligatoria e non volontaria; vorrei soffermarmi su chi ha convinto, loro malgrado, che esista una remota possibilità che tale legge possa essere abrogata/cambiata/rivista/abolita grazie alla deposizione di firme in Parlamento. È dal 1998 che Andreas Pöder fa capolino in una delle poltrone sia della provincia che della regione, senza aver mai apportato un significativo miglioramento o cambiamento nel Wonderland, forse perché il suo spessore politico è paragonabile ad un capello da spaccare in quattro, metaforicamente parlando. Eppure è riuscito a canalizzare la rabbia di una resistenza che è più forte soprattutto nelle zone di montagna e in quelle rurali della Provincia di Bolzano, dove i gruppi di attivisti no-vax hanno messo radici. In pratica sta facendo furore in quella fascia rurale con una media culturale sicuramente non gemellabile con quella della cittadina di Cambridge, raccontando che se garantiranno la sua rielezione, partirà alla volta di Roma come un novello Brancaleone a capo di una crociata. Ha raccolto quindicimila firme all’incirca, giusto il quantitativo necessario per tappezzare i vetri di una Fiat Punto che si accinge ad appartarsi in “camporella”, ed al canto di uno Jodel è partito alla conquista della Terra Santa Romana. Questo lo abbiamo appreso perché ci ha deliziato con un suo servizio fotografico con tanto di propaganda il giorno della Festa della Liberazione, pubblicato sul social di Mark Zuckerberg (che per fortuna di Pöder non è a pagamento) e che ha riscontrato qualche consenso tra i suoi “raggirati” tanto quanto dissenso tra quelli che non approvano né la storia, né la metodologia utilizzata da Pöder per il suo tornaconto elettorale, suo e non del movimento che rappresenta.
    Poder prima al Senato (chiuso) e poi alla Camera (da fuori)
    Uno su tutti è da segnalare lo scontro avuto col dott. Gallo, che in passato aveva avuto parole di elogio nei confronti di Pöder e nella sua posizione critica nei confronti di una sanità locale inadeguata al fabbisogno della Provincia; ma quando il tempo stringe e la poltrona si fa bollente, la tentazione di mordere la mano di chi ti ha nutrito culturalmente si fa forte, e Pöder quella mano al dott. Gallo l’ha morsa. Ritorniamo alle fatidiche firme. Spero che il nostro Brancaleone abbia spiegato in sudtirolesevisione “valli et orbi” che per usufruire dell’istituto del referendum abrogativo di una legge così come previsto dall’art. 50 della Costituzione, è necessario presentare in Parlamento almeno cinquecentomila firme convalidate dalla Corte di Cassazione. Insomma, se non siamo di fronte all’ennesima bufala pre-elettorale, poco ci manca. Eppure una cosa la voglio dire io ai no-vax che portano avanti una più che legittima protesta. Per essere ascoltati ed essere presi seriamente dalle istituzioni, c’è bisogno prima di tutto di credibilità; per far ciò si scelgono portabandiera ed interlocutori intellettualmente onesti e capaci di impegnare la Pubblica Amministrazione. Che credibilità può avere un Pöder che nel 2005 è stato addirittura iscritto nel registro degli indagati per istigazione all'odio razziale (l'accusa è quella di avere violato la legge Mancino per l'appoggio esterno fornito all'organizzazione neonazista Südtiroler Kameradschaftsring)? Lascio a voi trarre le debite conclusioni.